Afghanistan: morto uno degli italiani feriti

Postati in articoli, attualità, blog, chiacchierando, comunicazione, curiosità, eventi, generale, internazionale, internet, life, news, notizie, pensieri, personaggi, personale, prospettive, segnalazioni con i tag su settembre 17, 2010 da annuncinuovi

HERAT (AFGHANISTAN) – Uno o più colpi di kalashnikov durante un blitz per catturare quattro ‘insorti’ che, poco prima, avevano piazzato una bomba lungo una strada. E’ morto così, nella provincia di Farah, il tenente Alessandro Romani, 36 anni, romano, ufficiale del 9/o reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin della Folgore. Un nuovo lutto che cade alla vigilia di una giornata considerata “cruciale”, il voto per le elezioni legislative, e caratterizzata da una quantità di incidenti in tutto l’Afghanistan, compreso l’Ovest affidato al comando del generale degli alpini Claudio Berto, dove un razzo è stato tirato contro una base italiana, sono stati sequestrati candidati e loro sostenitori, sono stati compiuti attentati ai mezzi che trasportavano le schede elettorali e un ordigno rudimentale piazzato su una bicicletta è stato fatto esplodere nel cuore di Herat, dove si trovano le due basi principali degli oltre 3.500 soldati italiani. Il tenente Romani – celibe, con molte missioni in prima linea alle spalle – è stato ucciso nel distretto di Bakwa, nella parte orientale della provincia ad altissimo rischio di Farah, ad un anno esatto dalla strage di Kabul, in cui vennero uccisi altri sei parà della Folgore.

Tutto era cominciato di prima mattina, quando un aereo senza pilota Predator dell’Aeronautica militare italiana aveva avvistato quattro persone intente a posizionare una bomba sotto l’asfalto, lungo la strada che collega Farah a Delaram. Sempre il Predator ha ‘seguito’ gli attentatori e segnalato il luogo dove questi si erano rifugiati. A questo punto è scattata l’operazione affidata alla ‘Task force 45′, composta dagli uomini delle Forze speciali italiane. Il team di incursori del 9/o Col Moschin della Folgore è partito da Farah a bordo di un elicottero Ch 47, scortato da due elicotteri d’attacco Mangusta. Dopo poco è giunto sul posto ed é atterrato nei pressi della casa dove si erano nascosti gli insorti. Durante l’incursione, però, due dei commandos italiani sono stati centrati da un numero imprecisato di colpi di arma da fuoco. Li hanno soccorsi e portati via, all’ospedale militare da campo di Farah. Le loro condizioni, in un primo momento, non erano state definite gravi (“feriti a una spalla”), anche se uno dei due era un “codice A”. E’ stato sottoposto ad un intervento chirurgico durante il quale ci sarebbero state “complicazioni”. La notizia della sua morte è arrivata inattesa a Camp Arena, il quartier generale italiano di Herat. L’altro ferito, un militare di truppa sempre del Col Moschin, non correrebbe invece pericolo. Sull’operazione non si conoscono altri particolari, così come ammantata dal riserbo è l’attività della Task force 45, di cui si conosce pochissimo. Ignota pure la sorte dei talebani: quello che è certo è che i due elicotteri Mangusta hanno scaricato contro il loro rifugio l’enorme potenziale di fuoco di cui sono dotati. “Sono tornati scarichi”, ha detto una fonte, e questo rende l’idea di che inferno possa essere stato. Ma nel settore dell’Afghanistan affidato al comando italiano questa vigilia di elezioni è stata caldissima ovunque. Nel cuore di Herat, al bazar della Cittadella, l’antica fortezza che si dice sia stata costruita per volere di Alessandro Magno, alle 18.12 è saltata in aria una bicicletta esplosiva: l’ordigno rudimentale è stato azionato con un radiocomando. Tre feriti, tutti civili. Poco prima, più o meno nello stesso luogo, alcuni giornalisti italiani stavano facendo interviste in mezzo alle bancarelle e il clima non era del tutto cordiale. “Andrà a votare domani?”.

Il giovane ha risposto ringhiando: “Qui ci sono troppi infedeli”. Un quarto d’ora dopo lo scoppio. Sempre nella provincia di Herat, ad Adraskan, un candidato alle elezioni di domani è stato rapito, stessa sorte subita da 10 sostenitori di un altro candidato e da otto componenti della Commissione elettorale indipendente a Moqur, nella provincia di Badghis, sempre nell’ovest. Nel distretto di Shindand, un convoglio di camion che trasportava schede elettorali è stato coinvolto in un attentato: è esploso un ordigno, provocando il ferimento del conducente di un mezzo e di due passanti. E’ stato fatto intervenire uno dei team di “reazione rapida” italiani predisposti per garantire la sicurezza delle elezioni: i blindati Freccia sono giunti sul posto e, dopo aver messo in sicurezza l’area, hanno portato il materiale elettorale a destinazione. Ancora a Shindand, un razzo è caduto nell’area perimetrale che ospita la base militare italiana, senza provocare né feriti né danni. In mattinata un’operazione molto delicata di trasporto schede era stata compiuta da un elicottero Ch47 dell’Esercito, scortato da due Mangusta. L’equipaggio, sfidando una tempesta di sabbia, era riuscito ad arrivare nel remoto distretto di Por Chaman, dopo che per giorni l’impresa era fallita. Al comando italiano di Herat erano molto soddisfatti nell’annunciare la riuscita dell’operazione, perché solo in quel distretto non erano riusciti ancora a arrivare. Era cominciata bene e nessuno immaginava che non sarebbe stata una buona giornata.

IL CORDOGLIO DI NAPOLITANO – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia dello scontro a fuoco in cui ha perso la vita il Tenente Alessandro Romani, mentre assolveva ai propri compiti operativi nell’ambito della missione ISAF in Afghanistan, ha espresso alla famiglia – rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese – i sentimenti della sua affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al loro grande dolore. Nella tragica circostanza, il Capo dello Stato ha altresì chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, gen. Vincenzo Camporini, di rendersi interprete presso l’Esercito dei suoi sentimenti di cordoglio, di commossa solidarietà e di partecipazione al dolore provocato dal luttuoso evento. Il Presidente Napolitano ha inoltre fatto pervenire il suo incoraggiamento e un affettuoso augurio al primo Caporal maggiore Elio Domenico Rapisarda, ferito nello scontro a fuoco.

IL CORDOGLIO DI BERLUSCONI - “Ho appreso con dolore la notizia della morte del Tenente Alessandro Romani, colpito in uno scontro a fuoco in Afghanistan. A lui va il mio profondo ringraziamento e alla sua famiglia il mio più sentito cordoglio”. E’ quanto si legge in una dichiarazione del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

IL CORDOGLIO DI SCHIFANI – “Appresa la notizia della morte del Tenente del 9 Reggimento d’assalto Col Moschin Alessandro Romani, caduto nel corso di una operazione militare in Afghanistan, esprimo a nome mio personale e dell’intera Assemblea di Palazzo Madama, i sentimenti del più profondo e commosso cordoglio, pregandola di farli giungere ai familiari dell’ufficiale che ha sacrificato la vita per difendere la pace, la democrazia e la sicurezza nel mondo”. E’ quanto scrive il Presidente del Senato Renato Schifani nel messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. C.A. Vincenzo Camporini.

FINI ESPRIME CORDOGLIO, PRESENZA INDISPENSABILE – “Nell’apprendere la tragica notizia dell’attentato odierno nel quale ha perso la vita il Tenente Alessandro Romani del nono reggimento d’assalto “Col Moschin”, e che ha causato il ferimento di un altro soldato, desidero manifestarLe i sensi della più intensa vicinanza mia personale e della Camera dei deputati alle forze militari italiane impegnate in Afghanistan”. Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini in un messaggio inviato al Capo di Stato maggiore della difesa Vincenzo Camporini. “Nell’esprimere, inoltre, il sentimento di profonda gratitudine ai nostri soldati nell’area, il cui lavoro ed il cui sacrificio quotidiano costituiscono un presidio indispensabile contro le forze del terrore e della destabilizzazione- conclude Fini – La prego di far pervenire alla famiglia del caduto le più sentite condoglianze ed un sincero augurio di pronto ristabilimento al nostro militare ferito”.

LA RUSSA, PROFONDAMENTE COLPITO DA MORTE ITALIANO – Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è “profondamente colpito” dalla notizia della morte del militare italiano in Afghanistan. Il ministro ha inviato al capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Giuseppe Valotto, un telegramma per esprimere “i sentimenti di sincero cordoglio delle forze armate e la mia sentita personale partecipazione al gravissimo lutto che ha colpito l’Esercito” e gli auguri di pronta guarigione al ferito. La Russa ha inoltre inviato un telegramma ai genitori del militare morto. “Partecipo – scrive – con profonda commozione, unitamente a tutto il personale delle forze armate, alla perdita di Alessandro, generosamente impegnato in una missione di grande valore umanitario. Il suo ricordo rimarrà per sempre nella memoria di chi crede nella pace e nella solidarietà fra i popoli”.

DA MARONI TELEGRAMMA CORDOGLIO - Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha inviato al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, un telegramma nel quale ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia del Tenente Alessandro Romani, deceduto oggi durante l’espletamento del dovere in Afghanistan e gli auguri di una pronta guarigione ai familiari del militare rimasto ferito. Lo riferisce una nota del ministero.

M.O., “pace richiede concessioni”

Postati in articoli, attualità, blog, chiacchierando, comunicazione, curiosità, eventi, generale, internazionale, internet, life, news, notizie, pensieri, personaggi, personale, prospettive, rassegna stampa, segnalazioni, società, Uncategorized, varie su settembre 2, 2010 da annuncinuovi

(di Paolo Cucchiarelli) L’Associazione Nazionale dei Magistrati sfida Angelino Alfano sul processo breve: non è una priorità nell’ambito del sistema giustizia, sostiene. Ed è scontro con il Pdl ed il ministro della Giustizia che replica a stretto giro:l’Anm sa solo dire no. Evidentemente gli stanno bene le lungaggini della giustizia italiana e vogliono che nulla cambi”. Quel provvedimento, aveva detto Luca Palamara, Presidente dell’Anm, rispondendo all’annuncio fatto stamane dal ministro “di soldi pronti per il comparto giustizia” anche al fine di rendere attuabile il provvedimento, serve solo a perdere tempo. Alfano respinge al mittente le accuse:l’Anm non formula nessuna proposta per uscire dalla crisi. Sa solo bloccare le riforme. Il presidente dell’Anm batte i pugni sul tavolo ma alla fine, dopo un no secco, invita il ministro al confronto in vista della prossima assemblea del 7 settembre a Reggio Calabria; un modo per conoscere direttamente dai direttori degli uffici se la priorità “é il processo breve o dalle drammatiche situazioni in cui proprio quegli uffici si trovano”. Stamane Alfano aveva indicato il processo breve, fermo da sette mesi in Parlamento, come una delle cinque priorità programmatiche su cui sondare la tenuta della maggioranza, a cominciare dai finiani del Fli. Ci sono soldi e si programmano interventi per rendere attuabile la riforma non appena varata dalla Camera, visto che il ministro ha fatto suo il testo uscito da Palazzo Madama a gennaio. Prima ancora che arrivasse la prevedibile bordata dell’Anm sono giunte le dure critiche dell’Idv che ha parlato di un Alfano “puparo” e che “dovrebbe vergognarsi” e di un “ministro della giustizia ad personam”. Insomma un repertorio ampio di prevedibili critiche. Il Pdl ha replicato difendendo Alfano e attaccando l’Anm che ieri come oggi si comporta da “partito politico”, come ha detto il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. Luigi Vitali, responsabile carceri del Pdl, ha subito affermato che”sono veramente ingenerose le critiche che l’Anm, per bocca del suo presidente Palamara rivolge al ministro Alfano”. E il confronto registra anche la dichiarazione del finiano Italo Bocchino che ricorda l’accantonamento del testo, approvato a gennaio,a causa delle perplessità espresse all’epoca dal Quirinale”Noi siamo disponibili a discutere, ma il ministro Alfano ci spieghi come intende superare quelle perplessità”, sostiene. “Siamo disposti a discutere – dice – e non abbiamo alcuna preclusione ma il governo che ci deve spiegare come superare le perplessità emerse allora ” Pier Luigi Bersani annuncia battaglia, con una opposizione dura, e spera che Fli e Udc, fatti salvi i tatticismi, alla fine si smarcheranno.”Se Berlusconi pensa di mandare avanti queste norme che titola ‘processo breve’ ma che significano cancellazione di processi e in particolare di un processo, avrà contro un’opposizione molto forte e mi aspetto anche che dal centro-destra venga qualche elemento di coerenza rispetto a quello che si è detto fin qui”. Il segretario del Pd infatti si “stupirebbe moltissimo” se l’Udc e Fli votassero il processo breve:”Dopodiché Berlusconi é l’uomo dei miracoli- aggiunge- a sentire lui e quelli che gli interessano a volte gli riescono”.

Postati in articoli, attualità, curiosità su agosto 29, 2010 da annuncinuovi

IL DIRETTORE REPARTO: MEDICI SOSPESI – ”Siamo molto rammaricati, ho sospeso i due medici dall’attivita’ ambulatoriale”. Lo dice il prof. Domenico Granese, direttore dell’unita’operativa di ostetricia e ginecologia del Policlinico di Messina, riguardo la lite tra due ginecologi in sala parto mentre una donna stava partorendo, anche se esclude un nesso tra quanto accaduto e le condizioni della paziente e del neonato. ”Ho inviato – prosegue Granese – una lettera alla direzione sanitaria per comunicare la sospensione dei medici che torneranno al lavoro solo quando la direzione lo riterra’ opportuno”. Per Granese ”quello che hanno fatto e’ grave, ma ci tengo a precisare che la donna e’ stata male non per la lite o per un eventuale ritardo negli interventi da parte dei medici”. ”Tutto si e’ svolto regolarmente – assicura il direttore del reparto di ginecologia – L’intervento dei sanitari visto le complicazioni della donna e’ stato tempestivo. Non c’e’ alcun rapporto tra la lite e le complicazioni della donna che sono sorte a prescindere da quello che e’ accaduto”.

Due alpinisti morti sul Monte Bianco

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AOSTA – Due alpinisti – di cui non si conoscono le generalita’ – sono morti questa mattina in un incidente sul Monte Bianco. E’ avvenuto sulla via Kuffner, a circa 3.900 metri di quota.

Secondo quanto si e’ appreso, i due sono precipitati per alcune centinaia di metri. Sul posto stanno operando il soccorso alpino valdostano, la guardia di finanza di Entreves e la Gendarmerie di Chamonix.

‘Ndrangheta: bomba contro la casa del procuratore di Reggio Calabria

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DI LANDRO: TENSIONE CONTRO DI ME - “Contro di me, a partire dall’attentato a gennaio contro la Procura generale, c’è stata una tensione malevola e delittuosa crescente, da parte della criminalità organizzata, che si è personalizzata”. Lo ha detto il Procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, facendo riferimento alla bomba fatta esplodere la scorsa notte contro la sua abitazione. “Vogliono farmela pagare, evidentemente – ha aggiunto di Landro – per il fatto che ho sempre ed in ogni circostanza fatto il mio dovere di magistrato”.

Fiat: Marchionne, lasciarsi alle spalle vecchi schemi

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RIMINI – Ho grandissimo rispetto per il presidente della Repubblica come persona e per il suo ruolo istituzionale”. Lo ha detto l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, aggiungendo: “per la sua posizione istituzionale accetto quello che ha detto come un invito a trovare una soluzione” alla vicenda di Melfi.

”Fino a quando non ci lasciamo alle spalle vecchi schemi non ci sara’ mai spazio per vedere nuovi orizzonti”. Lo ha detto l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, nel suo intervento al Meeting di Rimini, facendo riferimento alla politica di relazioni industriali del Lingotto in Italia.

Forse ”in Italia ci manca la voglia e abbiamo paura di cambiare” dice ancora paragonando l”avventura’ americana con Chrysler alla situazione italiana di Fiat.

NON VENDO L’ALFA ROMEO – Fiat non ha intenzione di vendere l’Alfa. L’amministratore delegato, Sergio Marchionne, lo ha detto con un secco ‘no’ e ha poi ribadito: “Se ho detto che non la vendo, vuol dire che la mia risposta è no”. Con Volkswagen (che secondo indiscrezioni avrebbe trattato l’acquisto dell’Alfa) “non ci sono rapporti” in particolare: “Parliamo con loro, con i francesi, con tutti, parliamo sempre e parliamo di tutto”. Quanto a possibili nuove collaborazioni industriali allo studio, Marchionne risponde: “Mi guardo sempre intorno”.

POSSIBILE RIALZO TARGET 2010 – Per l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, è possibile una revisione al rialzo dei target 2010. “Probabilmente sì”, ha detto, dopo i dati del terzo trimestre che sta andando “abbastanza bene”.

BASTA A VISIONE LOTTA PADRONI-OPERAI – “Non siamo più negli anni ’60” e occorre “abbandonare il modello di pensiero” che vede una “lotta fra capitale e lavoro e fra padroni e operai”. Lo ha detto l’ad di Fiat Sergio Marchionne parlando al meeting di Cl. “Serve un patto sociale, uno sforzo comune per condividere sacrifici e impegno e dare al Paese la possibilità di andare avanti”.

A MELFI ABBIAMO RISPETTATO LA LEGGE – La Fiat ha rispettato la legge”: Così l’a.d. del Lingotto Sergio Marchionne, sul caso Melfi, intervenendo al Meeting di Cl a Rimini.

PRONTO A INCONTRARE EPIFANI – “Sono assolutamente disponibile” ad incontrare il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. Lo ha detto l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, che aggiunge: “Sono totalmente aperto anche io a parlare con Epifani: è una persona che rispetto e che ha un profilo intellettualmente onesto”. (ANSA).

CHIEDIAMO SOLO POTER GESTIRE STABILIMENTI – “L’unica cosa che chiediamo è la garanzia di poter gestire i nostri stabilimenti in maniera affidabile e normale”. Così l’a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, parlando al Meeting di Cl a Rimini. “Non c’é niente di straordinario – ha aggiunto – nel volersi adeguare a standard internazionali. La scelta straordinaria – ha sottolineato – è restare in Italia”. “Il vero segreto della Fiat è essere formata da uomini e donne di virtù”. Lo ha detto l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, nel suo intervento al Meeting di Cl a Rimini, che ha anche sottolineato: “La prima garanzia che dobbiamo conquistare per poter scegliere é la libertà. Le strade comode e rassicuranti non portano da nessuna parte. La vera libertà esiste solo nell’impegno”.

INAMMISSIBILE DIFESA ILLECITI, A MELFI SI E’ ARRIVATI ANCHE AL SABOTAGGIO – “‘E’ inammissibile tollerare e difendere alcuni comportamenti”, che vedono “la mancanza di rispetto delle regole e di illeciti arrivati in qualche caso al sabotaggio”. Lo ha detto l’ad della Fiat Sergio Marchionne parlando al meeting di Cl. Per Marchionne “non è giusto verso l’azienda ma soprattutto verso i lavoratori”.

CGIL BASILICATA, BASITI DA PAROLE MARCHIONNE - “Siamo basiti dalla dichiarazione dell’amministratore delegato di Fiat che continua a sostenere il presunto sabotaggio, mai avvenuto, nello stabilimento Sata-Fiat di San Nicola di Melfi (Potenza), ignorando completamente il fatto che in quella sede era in corso uno sciopero dichiarato da tutte le sigle sindacali presenti in fabbrica”. Lo ha detto, in una nota, il segretario generale regionale della Basilicata della Cgil, Antonio Pepe. Per la Cgil lucana, “superare il conflitto padroni operai, in questo millennio, significa, per quel che ci riguarda, perseguire una maggiore democrazia economica in cui le istanze rappresentate dai lavoratori vengano ricomprese nell’ambito delle azioni delle imprese. Il rispetto della dignità di tutti i lavoratori si attua con il segnale che la Fiat avrebbe dovuto dare rispettando la sentenza del giudice del lavoro di Melfi e quindi reintegrando sul posto di lavoro Giovanni, Antonio e Marco, anche alla luce – ha concluso Pepe – dell’intervento del Capo dello Stato”.

OPERAIO REINTEGRATO,MARCHIONNE VENGA VEDERE – “Da Marchionne mi aspettavo un discorso così pesante”: lo ha detto Giovanni Barozzino, uno dei tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat – licenziati e poi reintegrati dal giudice del lavoro – commentando il discorso che Sergio Marchionne sta facendo al Meeting di Rimini. “O Marchionne non sa cos’é la verità – ha aggiunto Barozzino – o la nasconde. Venga a Melfi e rendersi conto di come stanno i fatti”.

Non ho paura e continuo ad aver fiducia nella magistratura, che non è condizionata dall’eco mediatica della vicenda”: commenta  Marco Pignatelli (unico dei tre operai di Melfi reintegrati ad essere solo iscritto alla Fiom senza incarichi sindacali) ha commentato il discorso di Sergio Marchionne al Meeting di Rimini. “Non mi aspettavo certo segnali di distensione: Marchionne vuol portare avanti il suo disegno di fabbrica. Non è giusto – ha concluso Pignatelli – che si metta in dubbio lo Statuto dei lavoratori”.

FIAT E FIOM CONVOCATE DA GIUDICE LAVORO IL 21/9 - Emilio Minio, il giudice del lavoro di Melfi (Potenza) che il 9 agosto scorso ha depositato il provvedimento di reintegro in fabbrica dei tre lavoratori licenziati dalla Fiat, ha convocato le parti (azienda e Fiom) per il 21 settembre. Lo si è appreso a Melfi, da fonti giudiziarie e sindacali. La convocazione servirà a chiarire gli aspetti procedurali del decreto del giudice, che dichiarò “l’antisindacalità dei licenziamenti” dei tre operai e ordinò “la immediata reintegra dei lavoratori nel proprio posto di lavoro”.

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